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Ambiente naturale

Il Sacro Monte di Orta è posto a circa 400 metri di altitudine su di un colie che si eleva sul promontorio che ospita l'abitato di Orta. Questo promontorio è costituito da rocce precarbonifere e deve la sua forma lenticolare al movimento di quei ghiacciai quaternari che con la loro azione di escavazione hanno formato il bacino del lago d'Orta.
L'altura ove sorge il Monte venne scelta verosimilmente proprio grazie alla sua felicissima posizione paesaggistica, essa infatti affaccia sul Sago, su Orta e sui pendii terrazzati tenuti un tempo a prato e frutteto che ne occupavano le pendici.
L'analisi della vegetazione presente all'interno della Riserva induce ad evidenziare due zone differenziate, la zona circostante il Sacro Monte e l'area storica propriamente detta.
Le pendici del Sacro Monte erano originariamente terrazzate e coltivate a ortaggi, alberi da frutta e viti. Oggi esse sono occupate in prevalenza da robinie, spesso associate ad altre latifoglie, boscaglie di rovi, ailanto, olmo campestre, non senza qualche decrepito e preesistente esemplare di albero da frutta. Sopravvivono ancora lembi di bosco ad alto fusto, con presenza però di specie infestanti arboree ed arbustive.
Alcuni di questi pendii terrazzati erano in origine occupati da prati stabili e da cedui a capitozza di castagno che consentivano ii pascolo del bestiame e la produzione di pali per la vite e di legna ardere. Di questo tipo di uso del terrazzo resta testimonianza, precaria, nelle ceppaie tuttora presenti al fianco della robinia che cerca di invadere il bosco.
All'interno del Sacro Monte, invece, la vegetazione fu organizzata e distribuita, fin dalle sue origini, con criteri ornamentali e di funzionalità a completamento delle architetture, come parte integrante dell'itinerario religioso, per guidare il pellegrino consentendogli pause di raccoglimento in zone d'ombra e squarci spettacolari di visuale sul lago e sul paesaggio sottostante.
13 modello originario di organizzazione della vegetazione dovette essere ispirato, come a Varallo, ad un gusto tardo rinascimentale, con distribuzione di siepi ed arbusti di bosso e di lauro (forse contraddistinte da sagome artefatte), disposte artificiosamente per condurre lo spettatore lungo il percorso.
A questo modello si ispira anche il viale d'accesso, in origine l'unico percorso che da Orta conduceva al Monte, contrassegnato dall'ampio filare di carpini che guida il pellegrino verso l'arco, verso l'arco d'ingresso e oltre, lungo Il percorso delle prime cappelle.
Poco sappiamo della disposizione e presenza degli alberi fuori dai percorsi, nelle zone tra una cappella e l'altra. Uno studio in tal senso è tutto ancora da compiere. Vi erano sicuramente essenze locali, ma non solo quelle. La vegetazione si è poi modificata nei tempo in rapporto al gusto ed anche ai tipo di utilizzo e fruizione dei complesso.
Al fianco degli arbusti che ricordano ancora il progetto originario, va letta Sa presenza oggi di esemplari di latifoglie e conifere, in prevalenza locali, fra le quali sono state favorite le essenze più ornamentali: faggi, tigli, querce, pini silvestri.
Una terza maglia di verde è il frutto di interventi e sovrapposizioni più recenti, più confusi e disordinati, segnati ad esempio dalle introduzioni casuali ed esotiche delle passate "feste degli alberi". Oggi i criteri di intervento sulla vegetazione della Riserva sono definiti dal Piano Naturalistico e d'Intervento approvato dal Consiglio della Regione Piemonte. Esso prevede, per l'area storica, un criterio riconosciuto valido per i giardini storici. Non la scelta di privilegiare indirizzi ornamentali, ne di riportare il giardino a come si presume fosse in origine.
Si ritiene, invece, di salvaguardare il parco come organismo vivente e da rinnovare perché non venga mummificato e muoia, tenendo conto però delle sue motivazioni storiche, delle caratteristiche originarie, delle modificazioni sopravvenute e della loro stratificazione nel tempo.

Collegamenti al Servizio:
Sito web Sacro Monte di Orta San Giulio
Video Sacro Monte di Orta